Nei secoli XIX e XX il territorio lecchese è stato interessato da una grande trasformazione industriale che ha influito sul territorio in ambito sociale, economico e in termini di innovazione. Di quel periodo sono rimaste tracce archeologiche industriali, “segni del lavoro”, monumenti della civiltà industriale, edifici o parti di essi, macchinari o strumenti produttivi che rimandano ad un passato non troppo lontano. Grande importanza ha avuto il contesto ambientale del territorio lecchese, elemento rilevante che ha influito in maniera decisiva sul processo produttivo di quel periodo.

L'area di Lecco e della Valsassina è sempre stata caratterizzata dalla lavorazione del ferro, infatti sono state trovate tracce che rimandano alla lavorazione del metallo risalenti addirittura al II secolo a.C. Corsi d'acqua e legname presenti sul territorio sono stati elementi rilevanti per la localizzazione di impianti di produzione di materiale ferroso. Il metallo prodotto veniva utilizzato in modo diverso a seconda del periodo considerato: per la produzione di armi nel XIV secolo, per l'industria meccanica nel XX secolo e nuovamente per l'ambito bellico durante la prima e seconda guerra mondiale. Negli anni '70 e '80 del Novecento la grande crisi dell'industria siderurgica, metallurgica e meccanica che investe l'Italia ha avuto importanti conseguenze, negative, anche nel territorio lecchese, con la chiusura o il declino di numerose fabbriche.

La Brianza e la sponda orientale del Lario hanno visto anche lo sviluppo del tessile, in particolare della seta. La presenza di gelsi e il sistema di canalizzazione delle acque sono stati elementi importanti che hanno dato avvio a diverse industrie tessili soprattutto nelle zone della campagna lecchese, che si sono popolate di filatoi e filande.

Il fiume Adda, elemento naturale che connota il territorio della provincia di Lecco, ha dato inoltre impulso alla produzione di energia idroelettrica e del comparto ad essa collegato. Il paesaggio e la vita della popolazione lecchese sono infatti sempre stati molto condizionati e influenzati dalla presenza di corsi d'acqua, per la pesca, l'irrigazione dei campi attraverso canali o per azionare le ruote dei mulini. Dal XIX secolo l'acqua diventa un elemento importante per l'utilizzo delle prese idrauliche all'interno di officine meccaniche o di opifici. Il paesaggio naturale, soprattutto fluviale, diviene così fortemente modificato dall'uomo, che non lo stravolge, ma si innesta in esso in modo da preservarne le caratteristiche. Nascono i primi ponti in ferro, molti dei quali si possono vedere ancora oggi, strutture che rimandano ad un passato in cui Lecco era fortemente legata alla produzione di strutture ed elementi metallici. Un'ulteriore possibilità di sfruttamento delle risorse idriche presenti nel territorio è stata poi quella relativa alla produzione di energia elettrica, con la conseguente costruzione di numerose opere idrauliche. Oggi rimangono importanti tracce di questo passato nelle centrali idroelettriche risalenti al XIX e inizio XX secolo, elementi di archeologia industriale e testimoni del rapporto sempre intercorso tra uomo e acqua nel territorio della provincia di Lecco.

Di diverse fabbriche, purtroppo, non è rimasto più nulla, distrutto dalla modernità, intesa purtroppo, a volte, come sguardo al futuro che non ricorda il suo passato, fatto di segni, portatore di valori, testimone della fatica e del lavoro di generazioni di persone che hanno vissuto nel territorio lecchese.