maggiIl “Nando” di Mandello. Un pezzo di storia sindacale e politica. Ha attraversato un pezzo importante della storia della Cgil di Lecco. E’ così che Maggi viene introdotto da chi lo conosce, e a Lecco sono in molti.
“Ho iniziato a lavorare alla Guzzi nel 1941, con numerose interruzioni dovute, ad esempio, alla fuga per evitare la leva nel 1944 che mi ha portato a nascondermi nelle case degli amici e dei parenti del lecchese. Io del resto sono un “figlio d’arte”, dato che mio padre era operaio della Guzzi e membro della Commissione interna. Vivevamo a Lecco nella “casa Guzzi”, l’unica costruita dall’azienda.
Ho preso la mia prima tessera sindacale, quella dei Metallurgici Cgil, il sindacato unitario, nel 1946.
Prima ancora, però, ho preso quella del Partito Comunista Italiano.
La mia “carriera” all’interno della Guzzi è sempre stata da “sorvegliato speciale”. Le mie simpatie politiche erano ben note e io non le nascondevo.
Sono orgoglioso di essere stato un componente del gruppo che ha difeso la fabbrica Guzzi durante la guerra di Liberazione. Ho anche partecipato alle manifestazioni dopo l’attentato a Togliatti; ricordo che utilizzammo, con l’assenso della direzione aziendale, il camioncino della Guzzi”.

In queste prime parole si trova tutta la dimensione del personaggio. Imponente nella presenza fisica e nella parlata chiara e determinata.  Il conflitto è il terreno dove cresce la sua maturazione di militante. Con ogni mezzo cercheranno di allontanarlo dall’azienda. Ricorda gli scontri con il “ragionier Monelli ex repubblichino”, che tenta di allontanarlo prima nel 1948 e poi nel 1950.
“Il 2 ottobre del 1950, ricordo perfettamente quel giorno, ricevetti la lettera di licenziamento immotivato. Alle iniziative di protesta che ne conseguirono la direzione rispose con un’offerta di dieci milioni di lire in cambio delle dimissioni. Così mi sono consultato con mio padre e con Pio Galli, allora Segretario della Fiom di Lecco, e dietro loro consiglio ho rifiutato l’offerta della direzione.
Sono stato il primo lavoratore ad essere licenziato dall’azienda.
Lo stesso giorno ho partecipato con mio il padre alla Festa dei Metallurgici al Monte Barro, dove ho assistito al comizio di Teresa Noce, che mi ha molto colpito ed entusiasmato.
Ma quel giorno lo ricordo anche perché iniziò la mia attività nel Sindacato a Lecco come funzionario: avevo un incarico all’Inca, il patronato”.

Come spesso succede in quegli anni, è la scuola di partito quella che dà le basi politiche anche a molti attivisti sindacali e Maggi viene “formato” alle Frattocchie, la scuola del Pci a Roma.
“Negli anni successivi sono stato occupato alla Camera del Lavoro di Lecco in numerosi ambiti e con diversi incarichi. Sono stato nella Segreteria della Camera del Lavoro e poi nel 1965 alla Fiom, allora diretta da Remo Viganò”.

Nei primi anni ’70 lascia il sindacato per occuparsi di cooperative con un incarico dirigente alla Lega delle Cooperative del Lecchese.
“Devo dire con sincerità che ho lasciato l’attività sindacale con qualche rimpianto. Ma poi la nuova attività mi ha coinvolto: mi sono occupato dei servizi e della gestione dei circoli, attività che ho svolto per ben tredici anni, durante i quali ho contribuito alla nascita di diversi circoli Arci. Inoltre mi sono occupato del problema della casa e ho promosso la costruzione di numerosi appartamenti per i lavoratori. Ricordo che diedi una mano anche alla costruzione della sede sindacale di Via Besonda”.

Nel 1980 è arrivato il pensionamento. Ferdinando lo ricorda con piacere. Così come ricorda il viaggio con il figlio a Mosca in occasione delle Olimpiadi, proprio per festeggiare l’arrivo della pensione. Un pensionamento pieno che durerà solo pochi mesi. Infatti non trascorrerà nemmeno un anno e già il “Nando” riprende la militanza. Ritorna come componente del Direttivo provinciale e poi di quello regionale dello Spi. Alla costituzione delle leghe Spi assumerà la responsabilità della lega Spi di Mandello. Incarico che ricopre sino al congresso del 2001.