borghiniPasquale si avvicina all’intervista con dolcezza. Racconta e ricorda facendo trasparire una passione appagata, una vita trascorsa nella fabbrica.
“Ho cominciato la mia carriera di lavoratore, presso l’Aldè di Lecco, come elettricista.
Da subito, giovanissimo, sono stato coinvolto e un poco rapito dal sindacato e poi anche dalla politica. Sono stato delegato di fabbrica e per più di 20 anni membro del direttivo della Fiom di Lecco.
Sono stato Consigliere comunale a Lecco, sia di minoranza sia di maggioranza, per 10 anni.
Queste esperienze sono state una scuola di vita. Ho imparato, facendo la contrattazione, come tenere le relazioni e nei momenti problematici ho scoperto l’importanza della diplomazia.
Ho sempre creduto che la serietà nei rapporti e la preparazione aiutino molto ad acquisire autorevolezza nei confronti della controparte. Quando sei autorevole ottieni i risultati che cerchi con più facilità”.

Pochi mesi dopo il pensionamento, nel 1984, è stato proposto per entrare nella Segreteria provinciale dello Spi di Lecco. La somma delle sue esperienze, nella fabbrica e nell’Amministrazione cittadina, gli consentiranno di dare un notevole contributo.
“La sensibilità per il sociale e per il territorio nasce dalla fabbrica. Già lì ho fatto le battaglie per gli asili nido. Ho imparato presto che i problemi dei lavoratori erano anche i problemi delle loro famiglie.
Il merito del nostro Sindacato in questo dopoguerra è stato proprio quello di aver lottato per le grandi conquiste sociali, in particolare con la battaglia per la rivalutazione delle pensioni e la conquista dell’assegno sociale.”

La militanza nel sindacato dalla fabbrica come scuola, occasione di emancipazione e di partecipazione.
“La militanza nel Sindacato è stata per me, durante tutta la carriera lavorativa, una occasione per migliorare la qualità della mia vita e per prepararmi a svolgere un ruolo nella società. La vita in fabbrica, anche grazie al sindacato, è stata occasione di grandi soddisfazioni, mi ha permesso di consolidare forti legami con compagni e di far nascere amicizie vere, oltre a rafforzare l’idea di spendere energie in una battaglia per grandi valori di giustizia e democrazia”.

Dolcezza e appagamento ora lasciano trasparire un poco di malinconia e la critica alle nuove generazioni.
“Forse a causa del periodo eccezionale che ho vissuto con le persone del mio tempo sono un po’ critico nei confronti delle nuove generazioni; mi sembrano impregnate di una cultura “inquinata”, insomma mi sembrano poco attenti ai valori fondamentali della dignità e alla difesa dei principi.
L’ideale politico è stato, per me, il vero grande motore”.