Edoardo-Pizzagalli-Lega-MerateSiede e con un garbato sorriso dietro la folta barba bianca comincia a raccontarsi. Quasi tutta la sua vita lavorativa si è svolta presso la Fomas di Merate. Una forgiatura che produceva soprattutto elementi per turbine nucleari.
“Sono entrato in Fomas nel 1960. La gestione dei rapporti in azienda era basata su un paternalismo costruito su pranzi e medaglie. Piano piano il sindacato è cresciuto. In particolare alla fine degli anni ’60 e per tutti i ’70 è diventato una forza importante”.

Con la crescita del sindacato negli anni arriva anche l’impegno di Edoardo e la sua militanza nella Cgil.
“Sono stato eletto delegato sindacale aziendale tra gli operai. La maggioranza era iscritta alla Cgil. La forza e il consenso che negli anni settanta il sindacato aveva alla Fomas portava a concludere i contratti addirittura prima degli accordi nazionali, anche con risultati superiori a quelli ottenuti per la generalità dei lavoratori metalmeccanici. Le condizioni contrattuali interne erano difficili, si pensi che vi erano circa duecento paghe diverse. Questo rendeva difficile l’inquadramento complessivo dei lavoratori, ma anche il clima dei rapporti. Mi sono molto impegnato e dopo diversi accordi aziendali la situazione era molto migliorata. Ho sempre avuto un buon rapporto con i datori di lavoro, anche durante le vertenze più difficili”.

Pizzagalli era molto apprezzato e riconosciuto dai suoi compagni di lavoro. Mai eccessivo, sempre disponibile e impegnato senza clamori.
“Ricordo in particolare l’importante iniziativa che avevamo assunto per la tutela della salute dei lavoratori condotta con il Consiglio di fabbrica della Breda Fucine di Sesto San Giovanni ed in particolare con Tarcisio Gandolfi che poi ho ritrovato come responsabile di lega allo Spi di Lecco”.
Dopo gli anni d’oro arrivano le ristrutturazioni. I problemi cambiano ma non cambia l’impegno e l’iniziativa sindacale.
“Negli anni ’80 la ristrutturazione dell’azienda con l’uso della cassa-integrazione ha contribuito ad emarginare molti operai addetti ad attività di servizio. Poi ci sono stati interventi anche nei reparti della forgia e molte conquiste anche per la salute dei lavoratori sono state cancellate. Abbiamo opposto resistenza ma non avevamo più la forza degli anni passati”.

Arriva la pensione e saluta la Fomas che è stata un pezzo importante della sua vita. Ora, il riposo e la famiglia, scherza Edoardo.
“Anche se ho sempre lavorato su turni e quindi sono stato il casalingo della coppia”.

Tranquillo e riflessivo, Edoardo, se pur con garbo, ha le sue difficoltà da rendere note e traspare un poco di pessimismo. E’ la preoccupazione del futuro e la impossibilità di vedere i successi del passato.
“Oggi trovo parecchie difficoltà a ottenere nuove adesioni tra i pensionati di Merate. I nuovi pensionati sono poco attivi, si iscrivono prevalentemente tramite l’Inca e il Caaf. Quelli attivi dirigono il loro impegno verso il volontariato che è molto diffuso nella nostra zona”.

Poi, prima dei saluti, uno sguardo al futuro che sembra molto un programma di lavoro per i prossimi anni.
“Fatichiamo molto sulla negoziazione: ritengo che sia necessaria una maggior preparazione da parte nostra sui temi da affrontare. Poi ci sono aspetti che dobbiamo rivedere. I tempi decisionali degli amministratori locali sono lunghi, la propensione a decidere è scarsa, il tavolo di confronto molte volte poco definito”.